I libri preferiti dei nostri lettori: Garden!

Pochi giorni fa abbiamo chiesto sulla fan page di Chrysalide quali fossero i libri preferiti della nostra collana. Ebbene, sull’onda dell’entusiasmo dimostrato da voi lettori (più di cinquanta commenti, grazie!) abbiamo deciso di ospitare chiunque abbia voglia di approfondire l’argomento e dire la sua sul romanzo più amato!

Come da tradizione, tutti gli articoli verranno raccolti nella sezione Fangarden del blog.

Ospiteremo un paio di lettori al mese. Obiettivo: divertirci, confrontarci e, perché no, darci la possibilità di conoscervi ancora più a fondo, certi della passione per la lettura che ci unisce!

Oggi è il turno di Viola Lodato (scrive su Take The Time and Carry On e per il sito Scrittevolmente), con un libro che molti di voi conoscono come il primo distopico a firma italiana di Chrysalide: GARDEN, di Emma Romero!

 

“Ho visto Garden per la prima volta tra gli scaffali dello stand Mondadori al Salone del Libro di Torino. Il vederlo presentato come l’Hunger Games italiano mi portava a temere di trovarmi tra le mani una copia mal riuscita, visto che di distopici ne ho letti e alcuni mi hanno ricordato troppo la serie della Collins. Ma complici la curiosità e l’amore per la saga, ho ceduto e l’ho comprato.

Ho fatto benissimo. Ho letto Garden nel giro di qualche ora, perché una volta iniziato non sono riuscita a staccarmene.

Il romanzo affronta temi molto diversi da quelli della saga di HG, primo tra tutti uno a me molto caro: la creatività nei regimi totalitari. In Garden vediamo come ogni passione creativa debba essere vietata – tranne a coloro che vengono scelti come Artisti – per rendere gli individui simili ad automi senza la possibilità non solo di scegliere il proprio lavoro e di conseguenza la propria vita, ma anche senza il poter coltivare i propri sogni.

L’ambientazione del romanzo della Romero è estremamente diversa da quella di Hunger Games, mi ha ricordato 1984 di Orwell per via del controllo a cui sono sottoposti i cittadini e anche per la figura ricorrente del Presidente che appare a ogni angolo e per i saluti, i motti, le notizie ripetute ovunque per mostrare che il Governo è buono. Maite è una ragazzina che adora il canto, ma invece di diventare un’Artista è stata costretta a lavorare in fabbrica. Nonostante sia vietato, però, lei non smette di cantare di nascosto, perché è l’unico modo per rendere più sopportabile la sua esistenza.

L’ho trovato un personaggio molto credibile, perché così come io troverei impensabile vivere senza scrittura, lei non può fare a meno di coltivare in segreto la propria passione, nonostante i rischi.Può sembrare che la storia parta su una base poco credibile, ovvero il ritardo di ben due personaggi, ma in realtà viene spiegato tutto in seguito e si spiegano dei fatti che altrimenti apparirebbero forzati.

Ho trovato molto validi anche i personaggi secondari, Einar più di chiunque altro, nonostante rispetto ad altri personaggi compaia relativamente poco.

In definitiva, consiglierei Garden (e lo consiglierò): è un romanzo valido che non ha niente da invidiare a tutti i distopici per young adults di autori d’oltreoceano che ultimamente ogni casa editrice sta proponendo.”

Prossimo appuntamento: giovedì 13 giugno!