Debora e l’amore per la lettura

Salve a tutti ragazzi!

Mi presento, dato che nel precedente articolo sono partita subito in quarta con la recensione del tanto sospirato Shadowhunter di Cassandra Clare, io sono Nasreen del sito SognandoLeggendo e sono felice di far parte di questo progetto Fangarden, un’altra piccola ed affezionata Chrysalide fra voi.

Quello che oggi vorrei affrontare è un tema piuttosto controverso e così ricco di sfumature e possibili punti di vista – e altrettante angolazioni – che è impossibile sviscerarlo del tutto. C’è chi la pensa in un modo, chi in un altro, chi crede di avere tutte le risposte e chi invece non si pone proprio il problema e salta a piè pari la questione. Quale questione? Ma naturalmente quella dell’importanza della lettura!
Certo, immagino già i vostri pensieri: Vieni a parlare di importanza della lettura su un sito di libri, sei impazzita? È un po’ come dire un sermone in Chiesa: scontato. Non avete torto, ma come posso non dire la mia su questo argomento, da brava lettrice onnivora compulsiva? E poi, anche se siamo tutti dei lettori (e sì, anche tu che passi di qua sia pure per errore e non sei interessato ai libri, fermati un po’ con noi e leggi queste righe, chissà che non ti venga voglia di aprire e immergerti in un buon libro dopo questo sproloquio!), è sempre bello scoprire cosa “significa” la lettura per ognuno di noi.
Oggi, come ieri e come sarà in futuro, la lettura è quello che comunemente viene definito un ‘hobby’ di natura culturale. Amato da pochi adepti e ormai ignorato, se non addirittura sdegnato, dal resto della società; leggere sembra ormai diventata un’attività da relegare unicamente al percorso scolastico che tutti siamo chiamati a compiere – salvo precoci interruzioni – fino al diciottesimo anno d’età.
Una volta conseguito il tanto agognato diploma, o per i più tenaci la sospirata laurea, chiudere i libri e stiparli in grossi e ammuffiti scatoloni, sembra essere il primo doveroso passo verso la totale indipendenza scolastica ambita, purtroppo, praticamente fin dalle scuole elementari.
«Non aprirò più un libro in vita mia!», è questa la frase più ricorrente che viene proclamata a gran voce. Frase che, proprio in questo periodo, è più facile carpire passando lungo il bagnasciuga di una piscina e nelle piazzette cittadine. Gli esami di maturità sono quasi già un ricordo e i sopravvissuti sono ormai proiettati verso un futuro sgombro di ogni qualsivoglia tomo cartaceo – privo di immagini, orrore! – che superi le 50 pagine.
A volte, passato il trauma scolastico, ovvero dopo almeno sei mesi, qualche coraggioso si riavvicinerà, di soppiatto, alla propria ex libreria di fiducia. «Giusto per dare un’occhiata», si giustificherà con gli amici già armati di fiaccole e forconi, ma in realtà è ben consapevole che prima o poi quella libreria tornerà a rappresentare una delle sue mete preferite, in barba allo stress d’esame post traumatico.
Per la maggior parte delle persone, però, la realtà è ben diversa e, spesso, l’ultimo libro di scuola letto rappresenterà anche l’ultimo libro aperto in assoluto, o quasi. La televisione diviene l’unico mezzo d’informazione e di svago utilizzato, e la lettura dei libretti d’istruzione i massimi picchi culturali tollerati. La lettura? Roba per i nerd (termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale).
Come è potuto accadere? Come ha potuto la lettura tramutarsi da nobile svago e fonte continua, e spesso inconsapevole, di cultura a mero passatempo estivo se non addirittura inutile perdita di tempo?
Ovviamente, considerare la lettura alla stregua di un hobby non è sbagliato, nessuno potrebbe obiettare alcunché. Non siamo neanche qui per confrontare e paragonare la televisione e la lettura; queste fantomatiche antagoniste d’eccezione. In realtà, l’intenzione sarebbe quella di affrontare il concetto di “lettura” sotto tutto un altro punto di vista. Non è importante quanto e se le persone leggono, o almeno non solo, quanto piuttosto comprendere “con quale spirito leggono”.
Leggere 50 libri all’anno non rende automaticamente migliori di chi ne legge solamente 10, non rende superiori, probabilmente è solo una questione di quanto tempo libero si possiede. Leggere quei 10 libri con consapevolezza, ebbene, questo rende effettivamente una persona migliore.
Rendersi conto che ogni libro è un piccolo capitale e che ogni pagina letta è un investimento su se stessi, non farà altro che farci prendere coscienza dell’importanza di un atto che, a tutti gli effetti, è alla base stessa della nostra evoluzione.
Riflettendoci un attimo, appare chiaro che la scrittura, e quindi la lettura, è da considerarsi una delle invenzioni dell’uomo più importanti ed essenziali, seconda solo alla scoperta del fuoco.
È stato grazie all’invenzione della scrittura che l’uomo ha abbandonato la via dell’ignoranza e si è addentrato, passo dopo passo, nell’immenso universo che è la conoscenza. È sempre grazie a questa magnifica ed importantissima scoperta che l’essere umano ha cessato di essere solo ed è divenuto membro di una società.
Oggi è fin troppo facile dimenticare e denigrare l’importanza stessa di poter scrivere e leggere una lettera. Esistono metodi fin troppo veloci per comunicare, a partire dai computer, ma passare dal saper apprezzare un’agevolazione tecnologia all’ignorare ciò che ne ha resa possibile la creazione forse è un po’ un esagerazione.
Nessuno si preoccupa più di non maltrattare un vecchio libro o di non scarabocchiarlo impunemente durante le tediose lunghe ore scolastiche, ma forse qualcuno dovrebbe ricordare, a questa società che ormai denigra la carta stampata accantonandola come un oggetto rotto e ormai passato, che è grazie ad essa che noi oggi siamo culturalmente, socialmente sviluppati.
La lettura non è solamente un passatempo e scrivere, possibilmente con una grafia quantomeno accettabile, non è un’inutile perdita di tempo. È, piuttosto, quanto di più vicino abbiamo all’autoconservazione culturale. I computer si rompono, i file si cancellano, le cifrature di decodificazione si modificano e gli archivi informatici possono essere resettati da un semplice ma efficace virus; ma l’imponenza di una libreria può varcare i decenni, se non addirittura i secoli e può parlare al futuro.
Qualcosa può andare distrutto, altro è per noi impossibile da comprendere, ma nonostante ciò siamo in grado di vedere il passato e di conoscerlo attraverso dei testi che hanno affrontato disastri naturali, guerre e incuria.
Oltre l’importanza culturale, non possiamo dimenticare che l’importanza della lettura come mezzo di aggregazione. Quando ancora non esistevano radio e televisioni, esistevano le mamme che la sera, dopo aver sistemato la casa, sedevano accanto al camino e leggevano storie fantastiche per allietare le lunghe serate invernali ai ragazzi. Quando l’uguaglianza fra i sessi non era che un miraggio per molte giovani donne, i libri hanno rappresentato per loro libertà, conoscenza e speranza.
E come non ricordare i libri, spesso amici e compagni di coloro che, per scelta o per obbligo, si trovavano a vivere isolati dagli altri?
Tutta questa lunga e artificiosa – e forse un po’ confusionaria – introduzione ha solo come scopo quello di tentare di spiegare che “scrittura” e “lettura” non sono termini da valutare nel semplice contesto di un bel romanzo estivo da leggere all’ombra di un ombrellone durante le ore più calde del pomeriggio.
Leggere non è semplicemente aprire un libro e immagazzinare i fatti riportati in quelle pagine, se così fosse, non sarebbe altro che un mero atto di assimilazione, qualcosa di sterile e di inutile.
I libri, che oggi vengono denigrati in favore della moderna tecnologia, rappresentano un immenso patrimonio mondiale di cui, tutti noi, dovremmo avere rispetto e il massimo della cura. Purtroppo questo è ancora un concetto che poche persone sono riuscite a comprendere.
Ogni libro che leggiamo ci permette di catturare qualcosa ed immagazzinarlo per sempre nella nostra mente e nei nostri cuori. Ogni pagina che sfogliamo è il frutto di un intelletto generoso che ha voluto condividere con noi i suoi pensieri ed ogni parola, ogni frase, è uno spunto per sognare.
In questa società, dove si è perso il gusto per le piccole cose e per i piccoli piaceri che ci offre generosamente la vita, possiamo avere nonostante tutto ancora qualcosa alla quale agganciarci, per non lasciarci trascinare a fondo dall’aridità della quotidianità.
Una di queste scialuppe di salvataggio è, per l’appunto, la lettura, uno dei pochi mezzi che ci permettono di sognare senza sentirci sciocchi o in colpa.
Al riparo dai pregiudizi del mondo, possiamo afferrare la mano del nostro Principe Azzurro e, cavalcando alla luce di una luna scarlatta, sognare liberamente un mondo perfetto.
Perché la libertà che può offrire un libro non potrà mai essere eguagliata da nulla.
La libertà di rendere il protagonista della nostra storia proprio come lo avremmo voluto noi…

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