Glinda e Il canto della rivolta

Cari lettori di Mondi Chrysalide, è per me un piacere essere su queste pagine oggi per parlarvi di una delle saghe che più ho amato sino a ora. Di solito scrivo sul mio blog personale, per cui è una grande emozione essere ospite di Mondi Chrysalide ed essere accolta dalle sue dolcissime admin.

Tutti quelli che seguono il mio blog letterario, Atelier dei Libri, sanno quanto io abbia amato Hunger Games, primo libro della serie di Suzan Collins (qui potrete trovare la mia recensione) e non saranno stupiti dal sapere che ho divorato i due seguiti in soli due giorni! Da buona sognalettrice, non potevo non innamorarmi di una serie tanto profonda e graffiante, vibrante di sentimenti che aprono il cuore e la mente. Ed è per questo che voglio caldamente consigliare a coloro non l’abbiano ancora fatto, di leggere l’intera serie: ne vale davvero la pena.

La mia recensione

Esistono libri che riescono a farti dimenticare chi sei veramente, libri in grado di risucchiarti in un mondo da cui non vorresti mai uscire, libri che ti sprofondano nel cuore scavandosi un posto tutto per loro. Il canto della rivolta è uno di quei libri.

Essendo l’ultimo romanzo di una saga eccellente, le aspettative che ricadono su Il canto della rivolta sono alte e difficili da colmare ma, fortunatamente, la Collins convince e sconvolge con una storia difronte alla quale ci si può solo arrendere. 

Il titolo dice tutto eppure non può descrivere l’intensità che si cela dietro le pagine di questo straziante epilogo dell’avventura di Katniss Everdeen e dei suoi compagni.

Dopo la scintilla espolosa ne La ragazza di Fuoco, in seguito agli Hunger Games a cui Katniss ha dovuto prendere parte, la rivolta arriva come qualcosa di inatteso, ma fortemente desiderato e la ragazza in fiamme ne diventerà il volto.

Pur non essendone consapevole Katniss ha infatti scatenato qualcosa che è ormai impossibile arrestare, qualcosa per cui a quanto pare tutti, tranne lei, la credono perfetta: la guerra contro Capitol City.

L’insurrezione è però un arma a doppio taglio, una possibile occasione di rinascita che può facilmente essere trasformata in una crudele lotta per il potere e questo Katniss lo imparerà sulla propria pelle e su quella dei propri cari.

Ancora una volta la Collins dà prova della sua profondità, ponendo i propri protagonisti d ifronte a quesiti di natura etica e morale. Qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere liberi, quale sia la giusta strada da intraprendere per raggiungere i propri obiettivi e cosa si è disposti a sacrificare pur di raggiungerli, sono solo alcune delle domande che Il canto della rivolta ci sottopone e sottopone ai suoi personaggi. E le risposte, vi assicuro, non sono facili come potrebbero apparire.

Confusa, terribilmente lontana da Peeta, che è stato catturato dalla morsa di Capitol City, e con una nuova casa in un distretto che si pensava fosse stato distrutto, Katniss deve ricomporre sé stessa dopo essere andata in pezzi negli ultimi Giochi e accettare il nuovo destino che l’attende.

Sembra che l’unica strada per lei sia quella di diventare la Ghiandaia Imitatrice che canterà la rivolta in tutta Panem grazie a una strategica propaganda ideata dai Ribelli. Solo così sarà possibile unire i rivoluzionari in un unico movimento e un unico ideale: riconquistare la libertà ponendo fine al potere di Capitol City.

Ma la libertà ha un prezzo davvero molto alto che richiede il sangue e le lacrime degli innocenti burattini che Capitol City è riuscita a piegare al prorprio volere. E nemmeno la Ghiandai Imitatrice, che sente sempre di più di essere in trappola, può restare indifferente all’incessante urlo di dolore che la guerra porta con sé.

I costanti colpi di scena e ribaltamenti non solo mettono alla prova la stabilità mentale dei protagonisti e dei lettori, ma rendono impossibile comprendere di chi sia giusto o sbagliato fidarsi.

Così mentre Gale abbraccia la lotta con innata fermezza e Peeta sembra andare in pezzi, e di sicuro manda in pezzi il cuore dei lettori, a causa delle torture del Presidente Snow, Katniss deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte, cercando di non farsi divorare da esse.

In questo libro come non mai, Katniss sarà preda della propria impulsività e dei propri sentimenti, terribilimente compromessi dall’atroce e sadico gioco messo in atto dal Presidente Snow per distruggerla. Un gioco fatto di perdita e morte, di tortura e spettacolarizzazione della sofferenza delle persone a lei più care, un gioco a cui, lo ammetto, io avrei perso. 

Quella che infuria dentro Il canto della rivolta è una lotta epica e cruenta, che la Collins ha saputo narrare con innata credibilità, contrapponendo scenari sanguinari al classico senso dello spettacolo di Capitol City. Non sono solo i fucili e gli archi a sparare, ma anche i media che inscenano uno show degno degli Hunger Games in cui, ancora una volta, Katniss si troverà invischiata.

Impossibile non innamorarsi nuovamente della meravigliosa caratterizzazione dei personaggi che l’autrice ha riservato a questa serie, come impossibile è non soffrire assieme a Katniss per le tante perdite inattese che si susseguono nel libro. 

Vi consiglio di preparare una scorta di fazzoletti, perché la Collins si è impegnata con tutta se stessa per rendere questo romanzo doloroso come lo sarebbe una vera rivolta.E proprio come succede in una vera rivolta, tante sono le persone amate a cui bisogna dire addio e certemente non nel modo più semplice e indolore.

Ammetto che alcune morti sono state per me assolutamente impossibili da perdonare a Suzan Collins, e che mi hanno destabilizzata al punto che a ogni pagina mi trovavo a sperare di poter leggere ancora di questo o quel personaggio. Un’attesa purtroppo vana.

Ovviamente, in questo romanzo fatto di decisioni e adii, non può mancare la tanto agognata scelta tra Peeta e Gale, che sarà anch’essa un processo doloroso e molto, molto commovente. 

Il canto della rivolta è il libro che non vorresti finisse mai, quello che ti emoziona dall’inizio e ti strappa il cuore quando arriva la fine. Il canto della rivolta è un libro che si può solo amare, anche se ti divora dentro e ti fa del male, perché nessun finale poteva essere più perfetto.

5 pensieri su “Glinda e Il canto della rivolta

  1. Anch’io mi sono innamorata di questa trilogia e mi sono completamente immedesimata in katniss, forse neanch’io sarei riuscita a resistere tanto a lungo quanto lei, sarei andata in pezzi molto prima. Quello che mi ha colpito di più del romanzo sono state le ultime pagine.Ero arrivata alla fine con rabbia e dolore, perchè quello che leggevo non mi sembrava frutto di fantasia ma di una critica fredda e cinica della società moderna,la qual cosa mi ha fatto vivere profondi momenti di autocritica. Ma la conclusione mi ha aiutato a ricordare che nonostante tutto non possiamo fare a meno della speranza, è lei che ci permette di superare ogni avversità e di andare incontro al nostro futuro.

  2. Lara, è vero anche in me si era instaurato un forte sentimento di rancore, anche per alcune scelte compiute da Katniss, però la fine ha sciolto ogni nodo che avevo in gola. Anche se, ribadisco, questo è un libro davvero difficile da digerire, perché è una seria denuncia al genere umano, a ciò che siamo e sempre saremo. Panem et Circenses non è affatto un concetto a noi lontano.

  3. Glinda anche io come te ho amato questa trilogia, fin dal primo libro che comprai anni fa! Sono tre libri uno più bello dell’altro, con uno spessore che difficilmente si trova oggi. Il canto della rivolta è stato bellissimo, eppure un retrogusto amato me l’ha lasciato. Per la morte di uno dei miei preferiti (non dico chi per non fare spoiler) liquidato in due righe e all’improvviso, e per il finale. Forse dopo tanta sofferenza un po’ più di dolcezza mi avrebbe alleggerito il cuore. L’ho finito settimane fa, ma la mia mente e il mio cuore sono ancora a Panem. Se non avete mai letto la serie, fatelo perché indimenticabile!

  4. Wow, Glinda :) La tua recensione sprizzava sicuramente entusiasmo ed energia da tutti i pori per il fatto che fosse in procinto d’esser pubblicata sul sito ufficiale della Chrysalide, ma si trattava anche di un entusiasmo e di una energia ben amalgamate insieme con una buona dose di malinconia, come Il canto della rivolta merita. Termina una delle saghe di maggior spessore nel panorama Distopico YA mondiale, impossibile non essere tristi. Abbandonare Gale, Peeta, ma soprattutto Katniss è stata dura per tutti. E tu hai saputo egregiamente, attraverso le parole contenute in questa splendida recensione, rendere giustizia agli Hunger Games :) Grande, Glinda ^^

  5. @Erika, che dire? Condividiamo lo stesso pensiero sulla la morte del personaggio di cui nemmeno io parlo per non fare spolier e per cui ancora non ho perdonato la Collins. E’ stata così improvvisa e dolorosa che ancora non riesco a capacitarmene. Il sadismo di certe autrici è innato e si dimostra nei modi più disparati e la Collins non è da meno. Anche il mio cuore è ancora a Panem e ci resterà a lungo, ne sono sicura!

    @Jeanclaude, sì ero emozionata all’idea di essere pubblicata su queste pagine e ancor più di parlare di Hunger Games, una serie che ha toccato così tanti cuori… Sono felice di essere riuscita a esprimere tutti i sentimenti che Il canto della rivolta mi ha provocato! Ho seguito i tuoi aggiornamenti su Goodreads mentre lo leggevi e soffrivo con te!

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