Cinder, intervista esclusiva ad Alessandra Sogne

Le sorprese per gli amanti di Cinder e di Marissa Meyer non sono finite! Eccovi un’intervista esclusiva ad Alessandra Sogne, la traduttrice di Cinder, con i segreti del libro e di questo affascinante mestiere:

- Lei è la traduttrice di Cinder, di Marissa Meyer: ha avuto occasione di incontrare l’autrice o di confrontarsi con Lei sul romanzo? Se sì che impressione le ha fatto, che stile le ha ispirato? Se no, che idea ha maturato di Marissa attraverso i suoi libri?

Purtroppo non ho avuto occasione di conoscere Marissa di persona, ma fortunatamente al giorno d’oggi ci sono altri mezzi! Dopo l’uscita di Cinder ho lasciato un commento sul suo blog, presentandomi, lei mi ha aggiunta su Facebook e lì ci siamo scambiate un paio di messaggi. Mi è sembrata davvero carinissima! Dopo anni passati dalla parte del lettore, è sempre bello scoprire che gli scrittori non sono personaggi misteriosi e distanti, ma persone come noi; Marissa in particolare è una ragazza che ha solo un paio di anni in più di me, e i riferimenti culturali a cui si è ispirata per scrivere Cinder (la favola di Cenerentola, ma anche i manga, come Sailor Moon) sono gli stessi con cui sono cresciuta io, ed è una cosa che ho percepito immediatamente leggendo il suo libro.

- Oltre ad esserne la traduttrice, Lei è anche appassionata di questo genere. Quali sono i suoi romanzi e autori preferiti di questo filone?

Diciamo che io sono un po’ appassionata di qualunque genere, basta che mi si dia un libro da leggere e il tempo per farlo. Per quanto riguarda il fantasy, amo moltissimo quello che è il capolavoro del genere, il Signore degli Anelli, e poi sono una grandissima fan di Harry Potter (banale, lo so). Non amo troppo invece le storie sui vampiri, alla lunga si assomigliano tutte. Per questo devo dire che Cinder mi ha colpito anche per la sua originalità.

- Quanto tempo ha impiegato per tradurre Cinder?

Circa 2/3 mesi, lavorando la sera e nei weekend. Lo sanno bene i miei coinquilini, che tutte le sere mi vedevano incollata al pc!

- Come si diventa traduttori in Italia?

Mmm domanda difficile; non so quale sia il percorso standard, sempre che ce ne sia uno; posso parlare della mia esperienza, che è nata sicuramente dalla determinazione ma anche da una serie di occasioni favorevoli e di persone giuste incontrate al momento giusto. Ho studiato lingue straniere, e da che mi ricordo ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto tradurre, anche se non l’ho mai visto come “il lavoro che avrei fatto da grande”. Dopo l’università ho fatto uno stage in casa editrice, dove mi sono state mostrate tutte le fasi del lavoro editoriale; approfittando dell’occasione, ho chiesto di poter fare una prova di traduzione, e mi è stato dato il primo capitolo di un libro che al momento era in valutazione. Il risultato è piaciuto alla caporedattrice che, una volta acquisiti i diritti del libro, mi ha assegnato la traduzione. Era il mio primo lavoro di questo genere, ero contentissima! Quello è stato l’inizio, poi è ovvio che se ti presenti in una casa editrice chiedendo di fare una prova di traduzione, l’avere dell’esperienza alle spalle aiuta, come in ogni cosa. Io ho iniziato così.

-Tradurre un libro è un impegno importante verso i lettori. Si deve essere capaci di rappresentare il mondo dell’autrice, il suo pensiero e il suo mood. Quali sono i segreti e le regole del mestiere del traduttore?

Tradurre un libro è insieme una cosa bellissima e una grande responsabilità. Una cosa bellissima perché da un lato si pensa ‘che bello, chiunque leggerà questo libro in italiano leggerà le parole che ho scritto io!’, ma una responsabilità perché in realtà la voce del traduttore deve “sparire”, e penso che sia questa la regola più importante. Un buon traduttore non deve lasciare traccia di sé nell’opera, delle sue espressioni particolari o del suo modo di parlare, non deve essere altro che un “filtro” della voce dell’autore; e questa credo sia una cosa che non si finisce mai di imparare. Questo però non vuol dire nemmeno che la traduzione debba risultare piatta o impersonale. Non saprei dire se c’è un segreto per ottenere ciò, io penso che venga un po’ naturale: quando leggiamo un libro, sentiamo nella nostra testa che ritmo hanno le frasi, quali sono lo stile e il linguaggio dell’autore, è una cosa che va oltre l’idioma; quando traduco, il passaggio successivo è riscrivere ciò che sento nella lingua che conosco meglio, la mia.

Grazie Alessandra!

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