Multiversum, il cinema viaggia su binari paralleli

Il romanzo di Patrignani appartiene a quel genere di storie che trascinano il lettore nell’ingranaggio narrativo, uno di quei racconti che porta ciascuno di noi a guardarsi attorno con occhi diversi, una volta terminata la lettura.

Se da una parte la nostra mente spalanca in continuazione delle porte su una realtà ingannevole, dalle molteplici sfaccettature, ricordandoci dunque lo schema del “sogno nel sogno” sul quale Christopher Nolan ha costruito il suo “Inception“, dall’altra ci troviamo di fronte a ipotesi e possibilità alternative che dirottano la nostra timeline su strade sconosciute e ricche di sorprese, elemento chiave che ha fatto la fortuna di film cult come “Ritorno al Futuro“.

Ma in questo preciso momento storico, la maggior parte dei lettori di Multiversum ha già ricevuto un “inception” mentale da un’apprezzata serie televisiva americana, “Fringe“. Senza correre il rischio di cadere in facili spoiler che potrebbero rovinare (a chi non l’ha ancora visto) il finale della prima stagione, siamo anche in questo caso al cospetto di una storia che si basa sul concetto di molteplicità degli universi possibili. Tanti anni fa, una spassosa serie televisiva basata sulla teoria del Multiverso aveva già deliziato il pubblico americano (in Italia la ricordano in pochi): si trattava di “Sliders”, “I viaggiatori“. Il protagonista era quel ragazzo cicciottello che in Stand by me non ricordava mai la parola d’ordine per entrare nella casetta sull’albero, quartier generale della banda. Qualche anno dopo, quel paffuto ragazzino sarebbe diventato il famoso Jerry O’Connel protagonista di “Il mio amico Ultraman“, conosciuto e apprezzato anche in Italia.

Ebbene, ne “I viaggiatori” proprio O’Connel, grazie al ponte di Einstein-Rosen, riusciva a scivolare (to slide, per l’appunto) da una dimensione a un’altra. A differenza del romanzo di Leonardo Patrignani, dove il passaggio avviene solo per mezzo del pensiero (“la nostra mente è la chiave” è un tormentone con cui i protagonisti presto familiarizzano), nella serie televisiva americana si creava il problema dei doppi. Jerry, in una dimensione parallela, poteva incrociare il suo doppio, dal momento che entrambi erano presenti contemporaneamente nello stesso campo d’azione.

In Multiversum, tutto parte dalle straordinarie potenzialità del nostro cervello, che ci porta su un binario parallelo dove saremo in grado di guidare il nostro alter ego, apprendendo gradualmente i suoi ricordi alternativi e vivendo la sua vita. Che in parte è la nostra. E in parte è tutto ciò che avremmo voluto che fosse.

 

Source Image : http://www.eclipse-magazine.it/

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